Hai chiamato il numero dell'SMS e hai fatto tu il bonifico? Perché il rimborso è in salita
Per l'Arbitro Bancario Finanziario, chi chiama il numero di un falso SMS della banca e detta i codici OTP può perdere il rimborso. Cosa significa e come proteggerti.

Arriva un SMS che sembra della tua banca. «Bonifico di 199 euro in uscita. Se non l'hai fatto tu, chiama questo numero.»
Chiami. Risponde un «ufficio frodi». Ti dicono che c'è una truffa in corso. Per fermarla devi spostare i soldi su un conto nuovo. Ti guidano loro, passo passo.
Alla fine i soldi sono spariti. E la banca dice no al rimborso.
Questo caso è finito davanti all'Arbitro Bancario Finanziario. E la risposta, per la cliente, è stata negativa.
Cosa ha deciso l'Arbitro Bancario Finanziario
L'Arbitro Bancario Finanziario (ABF) è l'organismo, istituito presso la Banca d'Italia, a cui puoi rivolgerti se hai un problema con la banca. Le sue decisioni non sono vincolanti come una sentenza, ma pesano.
Il 21 ottobre Altalex ha ripreso la decisione n. 4274 del 12 maggio 2026 del Collegio di coordinamento, l'organo che decide le questioni su cui i collegi territoriali erano in disaccordo.
La storia, in breve:
la cliente riceve un SMS che sembra della banca, con un numero da chiamare;
chiama, parla con un finto operatore dell'ufficio frodi;
viene convinta a fare un bonifico di oltre 4.200 euro verso un conto «nuovo» e a confermare un pagamento con la carta di 850 euro;
perde più di 5.000 euro in totale.
Il Collegio ha respinto la richiesta di rimborso. Il motivo principale: la cliente ha comunicato i codici OTP a uno sconosciuto. E, come scrive il Collegio, è irrealistico pensare che per bloccare un addebito si debba fare un pagamento.
Pesano anche altri dettagli: l'SMS aveva errori di grammatica e punteggiatura, e nell'app della banca non c'era nessun avviso. Lo spiega bene anche BeBankers.
Ma la Corte UE non aveva detto il contrario?
Non esattamente. Ed è giusto chiarirlo.
Il 15 ottobre la Corte di giustizia UE ha detto che, per le operazioni non autorizzate, la banca deve rimborsare subito, anche se pensa che tu sia stato negligente. Lo trovi nel comunicato sulla causa C-70/25 e nel nostro articolo dedicato.
Il caso deciso dall'ABF è diverso: la banca ha dimostrato che le operazioni erano state autenticate correttamente, con i passaggi richiesti, e la cliente aveva partecipato in prima persona.
La decisione dell'ABF è di maggio, prima della sentenza europea. Come i due orientamenti si incroceranno nei prossimi casi, oggi non si può dire con certezza.
Quello che si può dire è semplice: se fai tu il bonifico o detti tu i codici, recuperare i soldi diventa molto più difficile.
Il copione da riconoscere
Questo schema torna spesso. Ne avevamo parlato a proposito dell'SMS «transazione in corso, contatta il servizio clienti».
Tre segnali, quasi sempre insieme:
un SMS ti chiede di chiamare un numero. Il numero è dei truffatori;
qualcuno ti chiede codici OTP o lettere della password. La banca non lo fa;
ti dicono di spostare i soldi su un conto «sicuro» o «nuovo». Quel conto è loro.
Se senti anche solo uno di questi, fermati.
Cosa fare se ti succede
Prima:
Non chiamare il numero scritto nell'SMS.
Apri tu l'app della banca, o chiama il numero sul retro della carta.
Non dettare mai codici al telefono. A nessuno.
Se è già successo:
Chiama subito la banca dal numero ufficiale e blocca carte e accessi.
Contesta per iscritto le operazioni: data, importo, beneficiario.
Presenta denuncia, anche attraverso il commissariato online della Polizia Postale.
Fai reclamo alla banca. Se la risposta non ti soddisfa, puoi presentare ricorso all'ABF. Altre indicazioni sono sul sito della Banca d'Italia.
Anche se la strada è in salita, segnala comunque. E fallo presto.
Per figli e nipoti
Spesso chi viene truffato pensa: «Ho fatto tutto io, è colpa mia.» E non dice niente.
Ripetete insieme una regola sola: «Se un SMS mi dice di chiamare, non chiamo quel numero. Chiamo te, o la banca dal numero sulla carta.»